Panorama segnala

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Perché si perdono i bagagli negli aeroporti? Per scoprirlo Panorama ha spedito una valigia e l'ha seguita passo passo, dal check-in all'imbarco su un Boeing Alitalia diretto a New York.
Test di prova: Malpensa, l'aeroporto premiato dall'associazione europea delle compagnie di volo (Aea) per puntualità di voli e consegna bagagli.

Ma anche l'aeroporto dove le telecamere della polizia hanno ripreso più volte i facchini che rubavano di tutto, dagli orologi alle forme di pecorino. La prima scoperta è che, spesso, se si perde una valigia, la colpa è del proprietario. Quando arriviamo in aeroporto bisogna stare attenti a staccare dal bagaglio ogni etichetta dei viaggi precedenti, anche quelli minuscoli appiccicati negli angoli meno visibili.
Quando il trolley rosso della prova di Panorama viene spinto sul nastro scorrevole, infatti, per prima cosa viene bombardato dai raggi laser che leggono il codice a barre dell'etichetta.
Questa contiene tutti i dati del passeggero, numero di volo, orario di imbarco e destinazione. Una lettura dell'etichetta sbagliata può rispedire il bagaglio dove siamo andati in vacanza l'anno scorso.
Per legge poi ogni collo spedito in aereo deve avere una targhetta col nome e la residenza del proprietario.
Una volta superato il check-in, la valigia inizia il suo viaggio sotterraneo, dove passaggi a rischio possono inghiottirla.
A Malpensa le valigie viaggiano a 5 chilometri l'ora, su un'autostrada di gomma lunga 20 chilometri, e impiegano circa 16 minuti prima di arrivare all'imbarco.

Quali inconvenienti possono capitare durante questo percorso?
Molti turisti si sono convertiti alla comodità dello zaino: perché è più facile da portare, ci entra tutto, si risparmia sul facchino e si evita di cercare per ore carrelli fantasma. Proprio gli zaini però più facilmente finiscono nei buchi neri degli aeroporti.
Lacci e fibbie si incastrano negli snodi dei nastri scorrevoli, inceppano il sistema e devono essere staccati a mano. Conviene quindi far avvolgere lo zaino nel cellophane, su quelle macchine che sembrano caroselli, presenti ormai in svariati scali.
Fra le cause di possibile perdita del bagaglio c'è anche uno dei tipici vizi dell'italiano in viaggio: volersi portare dietro un gran numero di vestiti e accessori. Non è detto però che i manici della valigia siano abbastanza robusti.
I gesti dei facchini sono precisi e ripetuti migliaia di volte al giorno: una maniglia che rimane in mano può ritardare i passaggi del nostro bagaglio, fino a fargli perdere l'aereo. 

Anche i controlli di sicurezza, diventati più intensi dopo l'11 settembre, concorrono ai disguidi. Il trolley, dopo la lettura dell'etichetta, viene fatto transitare dentro una macchina a raggi X.
Ogni oggetto sospetto mette in moto un processo automatizzato che non ammette deroghe: la valigia devia su un percorso che la porta dentro una gigantesca tac, per un ulteriore controllo. Se gli addetti alla sicurezza hanno ancora qualche dubbio, viene convocato il proprietario e la polizia approfondisce i controlli. In questo caso può succedere che il volo parta senza attendere.

I bagagli che rimangono a terra o che arrivano per sbaglio all'aeroporto vengono portati in un grande magazzino. Scaffali alti fino al soffitto con centinaia di pacchi, valigie, borsoni, decine di passeggini, sacchi a pelo, tende da campeggio, stampelle, bastoni.
Tutti vengono aperti su un tavolo che sembra quello per le autopsie, davanti ai funzionari della dogana o alla Guardia di finanza, sotto l'occhio delle telecamere. Per prima cosa si cerca di identificare il proprietario mentre la Finanza prende in consegna denaro, valori, tabacchi e alcolici.
Entra in azione una squadra di investigatori che devono risalire al passeggero da pochi indizi: una fotografia con lo sfondo riconoscibile, una guida turistica, un libro, uno scontrino di un albergo. Poi viene compilata una scheda con la descrizione del collo e di ogni oggetto, compresi i vestiti e la biancheria.
I dati vengono inseriti nel Worldtracer, una banca dati mondiale che ha sede ad Atlanta, Usa, dove confluiscono tutte le denunce di smarrimento di 330 compagnie aeree.

Al magazzino centrale di Malpensa raccontano che ne hanno viste di tutti i colori: pipistrelli secchi da impiegare in riti magici, corna di rinoceronte da usare come afrodisiaco, ossa, pezzi di carne che marcivano e frutti mai visti prima.
«Da qui si viaggia in tutto il mondo» ricorda Elisabetta Asta, responsabile dell'ufficio bagagli smarriti, «di ogni paese dobbiamo conoscere le usanze alimentari, il modo di vestire, la lingua».
Dalla Cina arrivano medicinali sconosciuti, dall'Africa vegetali in polvere, zanne d'elefante, carni di animali strani. E poi droghe, quelle classiche e quelle di nuova generazione.
«Una volta abbiamo trovato dieci videocassette hard con la stessa protagonista» ricorda la responsabile.
«Incrociando i dati sul Worldtracer abbiamo scoperto che si trattava di una pornoattrice di un paese dell'Est che viaggiava col suo repertorio. L'abbiamo contattata e le abbiamo restituito il campionario. Era molto contenta».

Non sempre però gli indizi sono sufficienti a risalire al passeggero distratto o sfortunato. In quel caso la valigia giace dimenticata per un mese.
Poi il suo destino ha soltanto due strade da percorrere: quella che conduce all'inceneritore, come previsto dal regolamento dell'Enac, l'Ente nazionale aviazione civile, oppure la beneficenza.
Cento valigie sono state appena ritirate da un'associazione onlus lombarda, estratta a sorte fra quelle della zona.
E quegli oggetti finiscono in mano di chi, forse, non se li sarebbe mai potuti comprare.


Clicca qui per il collegamento diretto all'articolo di panorama "Dietro le quinte - dal CHECK-IN alla stiva dell'aereo"

28/02/2010 Giorgio Sturlese Tosi www.panorama.it

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